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Diario


30 settembre 2016

Corleone - Grazie al CIDMA un'informazione corretta e senza sfumature per contribuire a sconfiggere la mafia.

Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore”.

 Peppino Impastato


Proprio questa mattina, ascoltando la radio, sento una notizia che non mi lascia indifferente: “Blitz a Corleone: dodici arresti. C'è anche il nipote di Provenzano”.

Non ho potuto fare a meno di pensare al pezzo che avevo iniziato a scrivere qualche giorno fa ma che poi non ero riuscito a terminare. Si trattava proprio di Corleone.


Quest’estate, l’ultimo giorno della nostra vacanza in Sicilia l’abbiamo passato a Corleone. Quando si fa questo nome immediatamente tornano alla mente le patinate immagini cinematografiche de Il Padrino firmate Coppola ma già qui vale subito la pena mettere le cose in chiaro: i film tratti dai romanzi di Mario Puzo non hanno nulla a che vedere con con la realtà di quei luoghi. Nessuna scena è stata girata a Corleone, considerato troppo moderno rispetto al periodo di storico del film. Le scene siciliane del Padrino I sono state girate a Savoca, a Forza D’Agrò e a Motta Camastra. Nel Padrino III troviamo anche il Castello degli Schiavi a Fiumefreddo di Sicilia, Acireale, Calatabiano e Palermo. 

Ciò che invece è reale e ha lasciato un segno profondo nella piccola città è la mafia. Ancora oggi il nome Corleone è fra quelli delle città italiane fra i più conosciuti al mondo (tristemente) e, perfino in Congo, nella capitale Kinshasa, ho letto, c’è un ristorante che ne porta il nome. Il nome di un luogo famoso per la brutale violenza dell’organizzazione criminale che lo ha dominato per anni diventa un’attrazione, e viene sfruttato secondo le regole del marketing, da scrittori, registi di cinema e televisione, ristoratori e, perché no, dagli stessi corleonesi. Di fronte al municipio, in piazza Garibaldi c’è un bar con foto e cartelloni che echeggino al film di Coppola, il Central Bar.

il Central Bar a Corleone

Oggi la città è fra le più visitate dell’isola e lo è proprio per questa fama negativa. Nel 2015 fu grande la polemica per il giro organizzato da un tour operator di Boston che prevedeva per i visitatori una tappa con incontro con il figlio maggiore del boss Provenzano a fare da cicerone.


la biglietteria del CIDMA

 La nostra idea nel recarci a Corleone era invece quella di cercare di capire e far capire ai nostri figli cosa realmente fosse la mafia e quali reali conseguenze avesse avuto su quel territorio e sulle persone che li vivono.

Avevo letto del CIDMA, il centro internazionale di documentazione sulla mafia, e così, dopo una passeggiata per le stradine della città, siamo entrati in quello che credevo una specie di museo. Mi sbagliavo. Il CIDMA, vicino al municipio, non è un museo ma un luogo bello dove siamo stati accolti con calore da persone giovani che hanno deciso di dare un futuro migliore e alla loro città, a se stessi, a chi verrà dopo di loro.  


Lorena, che li lavora, ci ha accompagnato attraverso le sale del CIDMA in un percorso emozionate fatto di oggetti evocativi e foto belle e dure. Ma è stato tramite il suo racconto minuzioso e coinvolgente dei fatti terribili che si sono svolti in quel piccolo paese, che abbiamo compreso cosa abbiano significato 70 anni di storia mafiosa che hanno avuto ripercussioni, non solo a Corleone, ma in tutta la Sicilia e in Italia infliggendo un marchio ingiusto e crudele su un intero popolo.

Lorena ci mostra i faldoni originali del MaxiProcesso con il quale si diede un colpo decisivo alla mafia


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20 settembre 2016

Appia di Paolo Ruiz - incontro con l'autore mercoledì 21 settembre 2016 ad Ariccia ore 18.00 Palazzo Chigi.

di Fabio Ascani


Quando qualche tempo fa ho preso fra le mani Appia, l’ultimo libro di Paolo Rumiz, credevo di sapere a cosa sarei andato incontro. Su La Repubblica avevo letto, a puntate, il racconto del suo viaggio “Alla ricerca dell’Appia perduta”, un reportage che già allora non mi lasciò indifferente, e suscitò in me il desiderio di andare a vedere, anzi, rivedere tanti luoghi ricchi di storia e di magia che purtroppo, nella quotidianità, rischiano di diventare “scontati”, perché ci passi sopra tutti i giorni, di solito con la macchina e non ci fa più neanche caso.

Invece mi sono emozionato e arrabbiato e poi calmato e di nuovo emozionato. Mi sono emozionato nel ritrovare i luoghi in cui vivo e ho vissuto e passeggiato e giocato da ragazzino; arrabbiato e indignato nella descrizione dell’abbandono di una Via che è un tesoro incommensurabile sotto il cielo, alla portata di tutti, un tesoro depredato nei secoli e poi dimenticato; calmato nella descrizione del percorso che andava ricostituendosi sotto i piedi del reporter e dei suoi compagni di viaggio; emozionato ancora una volta al pensiero della riscoperta di un cammino ricco e pieno di meraviglie e che si può e si deve ripercorrere per fa si che non svanisca di nuovo nell’oblio.


Da romano orgoglioso e da oltre vent’anni cittadino di Ariccia, (segue...) 


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